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Pinne di Squalo, Portoghesi e Spagnoli Vogliono Continuare con il Finning

Sett. 21/12
Greenreport.it

L'attesissimo voto della Commissione pesca del Parlamento europeo su una serie di emendamenti che costituiscono la risposta ad una Proposta della Commissione europea volta a rafforzare il divieto europeo di "finning" (taglio le pinne dello squalo e rigetto della carcassa in mare) si è risolto in modo sconcertante e inconsistente.

Continueremo a sollecitare tutti i parlamentari ad eliminare tempestivamente in plenaria ogni confusione creatasi e ad approvare una rigorosa politica dell'Ue contro la rimozione di pinne di squalo in mare, senza eccezioni

Shark Alliance

Secondo Shark alliance, una coalizione di oltre 100 organizzazioni, tra le quali mote italiane, per la protezione, su base scientifica, delle popolazioni di squali, "le votazioni sulla maggior parte degli emendamenti sono passate o sono state rigettate per una manciata di voti ed hanno provocato reazioni contraddittorie sull' ampliamento o la chiusura delle scappatoie che si insinuano nell'applicazione divieto del l finning".

Il 18 settembre, alla vigilia del voto in commissione pesca dell'Ue, le associazioni italiane che aderiscono alla Shark Alliance avevano inviato un appello degli ambientalisti e del mondo scientifico agli europarlamentari italiani intitolato  "Non c'è più tempo, l'Italia faccia la sua parte!"

Le associazioni sottolineavano che "Sei anni di mobilitazione di associazioni ambientaliste e cittadini per salvare gli squali da una caccia indiscriminata, rischiano di essere vanificati dal voto del 19 settembre 2012 in Commissione Pesca del Parlamento Europeo, se passeranno gli emendamenti proposti dalla europarlamentare portoghese Maria do Céu Patrão Neves". I tre membri italiani della Commissione Pesca Antonello Antinoro (Udc), Crescenzio Rivellini (Pdl) e Guido Milana (Pd) avranno quindi una grande responsabilità: appoggiare le proposte portoghesi che aumentano le scappatoie presenti nell'attuale Regolamento europeo sul finning (l'orrenda pratica che consiste nel tagliare le pinne degli squali rigettando poi in mare la carcassa), oppure introdurre le ulteriori e necessarie limitazioni, come proposto dalla Commissione e come auspicato dalla comunità scientifica, da esperti internazionali e dagli ambientalisti.

La proposta salva-squali della Commissione Ue prevede di eliminare i permessi speciali (attualmente richiesti ormai solo da Spagna e Portogallo, i Paesi europei maggiormente coinvolti e interessati alla pesca agli squali) che consentono di rimuovere le pinne a bordo dei pescherecci e di sbarcare pinne e carcasse separatamente, stabilendo invece che gli squali vengano sbarcati con le pinne "naturalmente" attaccate al corpo. Un metodo questo, peraltro già utilizzato in vari Paesi (tra cui Stati Uniti e Taiwan), che rafforza e semplifica i controlli, il monitoraggio e la raccolta dati sulle popolazioni di squali, una delle specie più minacciate degli oceani a causa della pesca intensiva e del mercato internazionale delle preziose pinne, vendute anche a 500 euro al chilo per soddisfare soprattutto il mercato asiatico, che considera la zuppa di pinne di pescecane una prelibatezza e uno status symbol".

Nel 2012 11 la Commissione europea aveva proposto di non concedere più ai Paesi membri i  permessi speciali che consentono ai pescatori di asportare le pinne di squalo a bordo dei pescherecci. Sbarcare gli squali con le pinne attaccate è di gran lunga il modo più semplice e più affidabile per far rispettare i divieti sul finning. Spagna e Portogallo sono gli unici Stati membri dell'Ue che rilasciano ancora questi permessi e proprio un'europarlamentare portoghese, la democristiana Maria do Céu Patrão Neves, ha utilizzato il suo ruolo di relatore per non far adottare i miglioramenti proposti dalla Commissione.

La Neves Patrão ha detto esplicitamente che "La portata delle eccezioni dovrebbe essere ridotta, mediante l'emissione di permessi di pesca speciali che permettano l'asportazione delle pinne di squalo solo ai pescherecci congelatori. Inoltre, alcune misure specifiche sono state proposte per rafforzare il controllo del divieto di asportazione delle pinne, compreso l'obbligo di trasbordare carcasse squalo e pinne insieme nello stesso porto, l'obbligo per gli armatori di assumere un organismo indipendente per effettuare controlli nei porti dove le autorità locali non sono in grado di farli e l'obbligo di comandanti delle navi congelatrici di conservare una documentazione dettagliata sulle catture".

Secondo Shark Alliance "Il suo tentativo di ampliare le scappatoie del regolamento sul finning è fallito, ma, in modo contraddittorio, i deputati hanno adottato la sua proposta di testo suggerendo delle eccezioni per la rimozione completa delle pinne di squalo in mare. Alla fine, la maggior parte dei suoi emendamenti più problematici e negativi sono stati respinti, ma la mancanza di chiarezza che c'è stata in aula rappresenta una minaccia per l'adozione finale di un divieto davvero forte contro il  finning. La battaglia continua  ora nella sessione plenaria del Parlamento e molto probabilmente nei prossimi mesi".

Shark Alliance sostiene con forza la proposta della Commissione europea Ali Hood,direttore del settore conservazione di Shark Trust, uno dei membri fondatori della Shark Alliance. ha ribadito: "Continueremo a sollecitare tutti i parlamentari ad eliminare  tempestivamente in plenaria  ogni confusione creatasi  e  ad approvare una rigorosa politica dell'Ue contro la rimozione di pinne di squalo in mare, senza eccezioni". 

Serena Maso, coordinatrice di Shark Alliance Italia ricorda che "L'Italia peraltro ha già preso una precisa posizione in merito, sia al Consiglio europeo dei ministri, sia attraverso la Risoluzione del 2010 e un cambio di rotta sarebbe inaccettabile e non terrebbe conto delle richieste di migliaia di cittadini italiani e europei che hanno chiaramente espresso la volontà di salvare gli squali dalla mattanza del finning. Terremo le luci puntate sui nostri rappresentanti che ci auguriamo faranno la scelta più giusta votando a favore della Proposta della Commissione".

La commissione pesca del Parlamento europeo ha anche affrontato la questione del "'flag hopping", cioè delle navi che cambiano bandiera per aumentare le possibilità di pesca. E la relatrice Isabella Lövin, una verde svedese, ha detto: "Sono felice che la commissione abbia condannato con forza il "flag hopping", dicendo che alle navi non dovrebbe essere consentito di passare ad una bandiera di comodo e poi subito tornare a una bandiera dell'Unione europea. I pescherecci Ue devono pescare sostenibile per tutto il tempo se vogliono avere il privilegio di pesca nel quadro di accordi di pesca dell'Ue con i paesi terzi".